The good doctor

Recentemente mi è capitata un’occasione che aspettavo da tanto: creare un progetto per un bando europeo. Confesso che avrei prima voluto fare un corso specifico – e non escludo di farlo più avanti – ma intanto posso fare training on the job grazie a due super mentori che stanno seguendo tutte le fasi dell’attività.

Perche lo racconto qui? Perché mi sembra una buona occasione per parlare di creatività applicata al mondo dei progetti e della finanza agevolata.

La maggior parte dei bandi europei ricerca soluzioni a grandi questioni in vaste aree geografiche; ovviamente questo non esclude progetti relativi a un argomento molto specifico, anzi, per prima cosa è necessario proprio identificare chiaramente un’area di intervento compatibile con le richieste del bando.

A qualcuno potrà sembrare strano, ma avere moltissime alternative, per quanto stimolante, può diventare una difficoltà, soprattutto quando puoi scegliere tra molti argomenti diversi, come nel mio caso. Tante più strade si possono percorrere tanto più si possono disperdere tempo ed energie in vicoli ciechi, allontanandosi dalla soluzione.

Ispirata da una recente collaborazione ho pensato di proporre qualcosa nell’ambito della telemedicina; consultando i progetti europei già finanziati in questo ambito mi sono resa conto che c’erano delle esigenze interessanti anche se non manifeste, così ho cercato qualcosa di innovativo e più ‘generale’ che avesse la telemedicina tra le componenti fondamentali.

Che c’entra in tutto questo la serie televisiva del titolo?

È presto detto: nel momento più difficile della creazione, quando non sapevo come dare corpo a una serie di pensieri ricorrenti ancora troppo indefiniti, mi sono rivolta al “buon dottore”; ho scelto questa serie per entrare velocemente in argomento e per approfondire il tema del rapporto tra pazienti e medici.

Alle volte basta poco per sbloccarsi, almeno temporaneamente, e alla terza puntata stavo già scrivendo direttamente in inglese le caratteristiche principali del progetto, i vantaggi per i soggetti coinvolti e una serie di altre informazioni utili alla ricerca dei partner adatti.

La prima bozza è nata così, davanti alla TV, abbastanza dettagliata per proseguire nelle altre fasi del lavoro e, a quanto è stato detto dagli altri soggetti interessati, abbastanza ‘centrata’.

In conclusione posso dire che il “buon dottore” mi ha aiutata non solo a sbloccarmi, ma anche a mettere a fuoco alcuni elementi e a entrare nella tematica più velocemente.